Facciamo il punto

Oro, gemme e carbone sotto i ghiacci: una ricchezza per ricostruire i
cambiamenti ambientali e climatici nel continente bianco

Missioni in elicottero sulle Montagne Transantartiche in un raggio di oltre 300 km
dalla stazione scientifica Mario Zucchelli a Baia Terranova nel Mare di Ross, una
impegnativa missione con un aereo bimotore provvisto di pattini, nel profondo sud,
al parallelo 83°, oltre 1100 km dalla base e un campo remoto a circa 250 km.
Questa l’organizzazione logistica sinora fornita dall’ENEA alla nostra spedizione geologica,
condotta nell’ambito del Programma nazionale di Ricerche in Antartide.

La ricerca geologica iniziata il 27 novembre, ha fatto sinora i conti con condizioni
meteorologiche spesso avverse con venti sino a 100 km orari, temperature che
toccano i -30° C, e la estesa copertura nuvolosa che limita spesso i voli degli
elicotteri. Nonostante la complessità logistica dell’organizzazione, che prevede il
perfetto funzionamento dei mezzi aerei e l’allestimento di campi di tende
adistanza considerevoli dalla base, l’esplorazione geologica inizia a rivelare nuovi
dettagli conservati nelle rocce della storia geologica e degli ambienti e condizioni
climatiche del passato in una estesa regione del continente antartico.
Franco: “Le Montagne Transantartiche sono una regione del pianeta ancora
molto poco esplorata e conosciuta. Fare il geologo in questa regione è un po’ come
fare l’esploratore all’inizio del secolo scorso sulle nostre Alpi. Dopo la scoperta di un
filone aurifero nel dicembre 2005, in questa stagione studiando un’ area a circa 250
km dalla base Mario Zucchelli ci siamo trovati di fronte arenarie (antichi sedimenti
fluviali e lacustri) che si alternano con spessi livelli (anche oltre 4 m) di carbone, o
con abbondanti resti fossili di tronchi, foglie e anche delicati ramoscelli ”.
Spiega Gianluca: “ Gli orizzonti di carbone sono i testimoni di grandi paludi e di
un’estesa foresta fossilizzata ed almeno in parte incendiata a seguito di eruzioni
vulcaniche o per l’impatto di un grande meteorite. La grande quantità di carbone
suggerisce la presenza di un giacimento con potenzialità maggiori di quelli noti in
Italia. In realtà i nostri studi non sono però finalizzati alla prospezione mineraria
(giustamente vietata dal protocollo di protezione ambientale di Madrid del 1991),
ma esclusivamente alla conoscenza scientifica. In questo caso, le indagini di
laboratorio sui campioni raccolti permetteranno di ricostruire in dettaglio la storia di
molteplici sistemi fluviali, lacustri o marini, che si sono sviluppati in questo settore
dell’Antartide per un periodo lunghissimo, compreso tra 416 milioni di anni
(Devoniano) e 175 milioni di anni fa (Giurassico inferiore). A quel tempo l’Antartide
ospitava estese foreste e paludi come l’attuale territorio canadese o la Siberia, e
verosimilmente una ricca fauna con rettili e pesci: alcuni resti fossili sono già stati
trovati ma confidiamo in nuovi ritrovamenti”.
“In questi depositi fluviali” aggiunge Franco, “in diverse località abbiamo
campionato concentrazioni di sedimento più grossolano (ghiaie fini e ciottoli) che
alle prime osservazioni al microscopio condotte nei laboratori della base, si sono
rivelate ricche in minerali pesanti con abbondante granato, zircone, possibili gemme
(rubini) e tracce di metalli (ossidi di ferro, argento, oro). Anche questi campioni,
sottoposti ad analisi chimiche e datazioni, saranno un efficiente indicatore del tipo di
terreni e rocce che costituivano le antiche montagne, anche nella regione che ora si
trova sino a oltre 2 km di profondità sepolta sotto la calotta di ghiacci”.
La ricerca sugli isolati ma preziosi affioramenti di roccia e la raccolta di fossili e
campioni, si sposterà a breve nei campi remoti presso Escalade Peak e Mt Jackman,
sul ghiacciaio Rennick, il più grande della Terra Vittoria (lungo oltre 400 km e largo
80).
“In queste regioni, poco esplorate”  dice Valerio “ proseguiremo la ricerca in zone
chiave che pensiamo ci forniranno ulteriori evidenze per comprendere meglio i
processi di erosione e di sollevamento delle catene montuose durante diversi
milioni di anni di storia glaciale e climatica. Il comportamento futuro delle calotte di
ghiaccio antartiche è sotto attenta osservazione essendo questi ghiacci un fattore
fondamentale di controllo delle variazioni del livello del mare in tutto il pianeta.”
“Proprio il tema delle relazioni tra clima, attività glaciale e i fattori legati ai processi
più profondi attivi sotto la superficie terrestre (tettonici e vulcanici in particolare)”
conclude Franco “è il filo trainante del progetto, che si propone anche una
comparazione della storia antartica con quella di alcune regioni in Artide (Siberia,
Svalbard, Groenlandia). La nostra attenzione è soprattutto rivolta a quei periodi in
cui il contenuto di CO2 in atmosfera è confrontabile con quello previsto per la fine di
questo secolo, secondo le proiezioni dell’IPCC, l’organismo mondiale preposto alla
valutazione dei fenomeni riguardanti i cambiamenti climatici.
I risultati ottenuti nelle perforazioni condotte nella regione di mare vicina a quella
della nostra attività (i pozzi dei programmi internazionali Cape Roberts e ANDRILL),
sono stati presi in considerazione dall’IPCC nel suo prossimo rapporto, e hanno
evidenziato l’importanza degli studi sulle rocce e sedimenti recuperati mediante
carotaggi in prossimità delle calotte polari per capire meglio i complessi rapporti tra
il sistema glaciale antartico, i cambiamenti climatici globali e le variazioni del
livello del mare.
Ben consapevoli della grande complessità del tema affrontato, di fronte alla
necessità anche etica di portare nuove informazioni utili per affinare con la
conoscenza del passato i modelli di previsione sul comportamento delle calotte
glaciali in futuro, stiamo concentrando la nostra attività in aree sensibili in cui la
storia geologica registrata nelle rocce lungo il fronte delle Montagne Transantartiche
possa essere facilmente integrata con gli archivi conservati nei sedimenti marini”.

Conclusa la spedizione, la grande mole di dati e campioni frutto della ricerca in
Antartide e di quella in Artide, sarà studiata da 6 equipes di ricercatori di diverse
università (Genova, Milano, Roma Tre, Padova, Siena) ed enti di ricerca nazionali
(INGV, CNR, OGS) in sinergia con numerosi ricercatori stranieri (USA, NZ, D, UK).
Il progetto include inoltre una specifica attività dedicata alla didattica delle scienze
con una importante parte di divulgazione e comunicazione nelle scuole. Insieme
all’Università di Padova con contributi del Museo Nazionale dell’Antartide e del
Museo Tridentino di Scienze Naturali, sarà presto disponibile (febbraio 2013,
www.mna.it/clast) una APP, interattiva e accessibile su più piattaforme, che
spiegherà la dinamica dei ghiacciai ed i loro diversi prodotti e ambienti in mare e
terrestri, concepita per favorire l’insegnamento di temi geologici delle regioni polari
nella cornice più ampia del Sistema Terra nelle scuole secondarie.
Il gruppo di ricerca oltre a raccontare   la sua attività in Antartide su questo web blog
divulgativo,  ha raccolto finora diverse ore di registazioni
audio e video digitali ad alta definizione che documentano lo svolgimento della
ricerca.DSCN1684

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s