Prove di Antartide (e di scoordinamento)

Ieri mattina siamo rimasti alla base per tutta una serie di riunioni di coordinamento logistico, mentre nel pomeriggio abbiamo avuto la disponibilità di un elicottero. Ci siamo così diretti al Mount Mackintosh nella Skinner Ridge a quota 2300 m, giusto al margine dell’immensa calotta glaciale est antartica. Maurice l’elicotterista entusiasta per avere montato sul suo elicottero il supporto per la nostra GoPro, una fenomenale telecamerina per fare filmati in volo. Dopo una serie di riprese sulle dirupe pareti del Mount Nansen, siamo arrivati a Skinner Ridge, dove abbiamo avuto un po’ di problemi con l’atterraggio a causa del vento. Infine il pilota ha scelto uno spiazzo sul crinale, però un po’ lontano dagli affioramenti di arenarie di Beacon, il nostro obiettivo geologico. Pertanto io (Gianluca) e Valerio ci siamo incamminati sulla neve e sulle pietraie verso gli affioramenti, fino a perdere di vista l’elicottero. Il vento ha continuato ad incalzare e ad aumentare, bruciando sulle parti esposte come la faccia, alchè abbiamo temuto l’arrivo di un catabatico (temibile vento tipico dell’Antartide, che può raggiungere i 300 km/h!), il quale è sempre improvviso. Allora abbiamo deciso di contattare con la radio il pilota o la base per sentire se c’erano significativi cambiamenti meteo. Bene, la radio l’avevamo lasciata in elicottero! Per cui ritorno di Valerio all’elicottero per prendere la radio e poi di nuovo sugli affioramenti rocciosi. Dopo un’altra mezz’ora in cui il vento era ancora forte (secondo il pilota la velocità del vento era di circa 25 nodi, che facevano abbassare la temperatura reale da – 15°C  a circa – 35°-38° C quella percepita, effetto wind-chill) abbiamo cercato di ricontattare il pilota e la sala operativa della base, ma abbiamo scoperto che la batteria della radio era praticamente scarica e non ne avevamo di scorta! Abbiamo così deciso di tornare ancora una volta all’elicottero con una faticosa camminata, a prendere il telefono satellitare Iridium per poi tornare sugli affioramenti. A fine serata, mentre stavamo tornando (stavolta definitivamente) verso l’elicottero, concluso il lavoro, abbiamo visto a distanza Maurice il pilota che si sbracciava e camminava rapidamente verso di noi dicendo che (nonostante l’Iridium) non era riuscito a contattarci e che dalla base lo incalzavano per rientrare rapidamente a causa di un peggioramento meteorologico con una grossa coltre di nubi che stava coprendo tutto. Abbiamo rischiato di restare là con il famigerato “borsone   di sopravvivenza”. In pratica in un pomeriggio abbiamo infranto un bel po’ di norme di sicurezza in Antartide. Di una cosa siamo certi, la prossima volta ci imbottiremo di radio e di batterie!DSCF2524IMG_1244DSCF2500

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