SI LAVORA!

Monti all'orizzonte

Monti all’orizzonte


L’Antartide è un intero continente che per convenzione è stato riservato interamente e solamente alla ricerca scientifica. Con la firma del Trattato Antartico nel 1959 si sono sospese tutte le rivendicazioni di proprietà che molti paesi avanzavano o perché geograficamente prossimi o perché furono i primi a metterci i piedi sopra. Da allora l’Antartide è un continente di tutti, senza bandiera e senza eserciti dove nessun esperimento militare o che preveda l’uso del nucleare è consentito. Un continente più grande dell’Europa, per rendere l’idea, dove la sola attività concessa è la ricerca scientifica.

Beh, allora conviene approfittarne subito. Giovedì mattina (29 novembre 2012), 40 ore dopo il nostro arrivo uno dei ragazzi che lavora alla sala operativa ci domanda se fossimo pronti per partire in mezz’ora. Un elicottero programmato per fare un altra attività si è inaspettatamente liberato e noi non perdiamo l’occasione. In pochi minuti siamo pronti, vestiti, attrezzati e con in mano la lista dei nostri obiettivi giornalieri. L’elicottero sale in volo dalla pista della base e comincia a risalire il ghiacciaio Priestley come fosse una grande autostrada larga oltre 20 chilometri e che si perde a vista d’occhio in direzione nord-ovest.

Durante la prima mezz’ora sorvoliamo un paesaggio che potrebbe sembrare uno dei grandi ghiacciai alpini che scorre sinuoso tra pareti ripidi formando seracchi e crepacci, ma lo spettacolo cambia decisamente quando arriviamo nella zona più alta dove il Priestley si allarga e sfuma senza continuità nella immensa calotta antartica. Il primo obiettivo della giornata è lontano quasi due ore di volo, in cui l’elicottero copre una distanza come tra Roma e Napoli. Quando atterriamo il pilota ride e scherza: mica mi farete fare sempre un viaggio così lungo! Siamo al bordo della calotta, qui i monti sono delle piccole isole che escono dall’oceano di ghiaccio, che probabilmente in questo punto raggiunge già diversi chilometri di spessore. Il primo approccio al freddo antartico è più che positivo, il termometro dell’elicottero segna solo -8°, così ci ritroviamo a camminare tra i depositi morenici senza guanti e senza giacca. Per fortuna non c’è neanche vento, che è un problema molto più serio della temperatura.

Tra i massi della morena a ovest di Roberts Butte

Tra i massi della morena a ovest di Roberts Butte

Nel secondo obiettivo della giornata Franco, che di queste parti è pratico, ci porta a vedere una bellissimo affioramento di rocce metamorfiche tagliate da diverse generazioni di vene che formano un incredibile gioco di colori. La temperatura si alza anche di qualche grado e pranziamo sdraiati al sole.

Appena atterrati davanti alle pareti del Mt Joern

Appena atterrati davanti alle pareti del Mt Joern

Il terzo affioramento ci riserva notevoli sorprese. Siamo al contatto tra un antichissimo granito e un antica sabbia fluviale, con imponenti filoni orizzontali di dolerite (un basalto consolidato a bassa profondità sotto la superficie terrestre). In pratica una catena montuosa antica 500 milioni di anni fu erosa e completamente appiattita e dopo circa 100 milioni di anni diventò il letto di innumerevoli fiumi e laghi che si sono succeduti nel tempo per ben 250 milioni di anni (dal Devoniano al Giurassico), trasportando ciottoli e pezzi di tronchi d’albero che adesso si ritrovano in superficie.

Di fronte alle pareti di Section Peak

Di fronte alle pareti di Section Peak


Resti fossili di vegetali nelle arenarie di Section Peak

Resti fossili di vegetali nelle arenarie di Section Peak

Ma oltre a resti di vegetali, negli affioramenti che abbiamo visitato, questo fiume trasportava anche alcuni cristalli molto particolari, dal colore rosso acceso che analizzeremo con più calma questa sera alla base.
granati e rubini e ematite? (al microscopio nei laboratori della base Mario Zucchelli)
Nel frattempo la temperatura, a nostro avviso sempre abbastanza mite, scende leggermente tanto che ci infiliamo la giacca, cappello e guanti un po’ più pesanti. Pensiamo che in fondo siamo stati fortunati per il nostro primo approccio così tiepido alle temperature antartiche anche se ci meravigliamo che la temperatura fosse solo di pochi gradi sotto lo zero. La sera a cena scopriamo la verità e la grande potenza dell’effetto della suggestione: il termometro dell’elicottero indicava gradi Fahreneit!

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